La luce calda dei riflettori accarezzava il tendone, un alone dorato che danzava sui lustrini e sul velluto rosso. In quel momento, il circo non era solo uno spettacolo: era un regno sospeso, dove la realtà si piegava alla magia. E al centro di tutto, regina indiscussa, c’era lei – Moira Orfei, la donna che aveva trasformato il trapezio in trono e l’elefante in cocchio reale. Ma in questa nuova versione della storia, sotto le stesse luci felliniane, a cavalcare l’onda del mito c’è Valeria Marini.
È il 2026, e la miniserie Portobello di Marco Bellocchio – sei episodi che HBO Max ha rilasciato a partire dal 20 febbraio, uno a settimana – riporta in vita una pagina buia e luminosa dell’Italia degli anni ’80. Al centro, il calvario di Enzo Tortora (Fabrizio Gifuni, magnetico e straziato), il conduttore adorato da 28 milioni di italiani, travolto da accuse infamanti, arrestato in diretta, condannato, poi assolto dopo anni di inferno giudiziario. Una storia vera che sembra sceneggiatura distopica: la macchina del fango, il pentitismo facile, il circo mediatico ante litteram.
E in mezzo a quel turbine, in un cameo che è già leggenda sui social e nelle chat di appassionati, appare Valeria Marini. Non come comparsa qualunque: come Moira Orfei in persona. L’attrice, icona pop eterna con i suoi tailleur scintillanti e il sorriso che disarma, si trasforma nella regina del circo italiano. Immaginate la scena: il tendone notturno, musica di Nino Rota che sale come un sogno, un elefante che avanza maestoso e, a cavalcioni, lei – Moira/Valeria – con il portamento di chi sa di essere leggenda vivente. Un’immagine felliniana pura, un omaggio al cinema che incontra la tv, il circo che incontra la giustizia.
Moira Orfei, la vera, era stata una delle pochissime figure dello spettacolo a tendere la mano a Tortora nel momento più buio. Nel 1983, quando l’Italia era divisa tra chi lo lapidava e chi taceva, lei lo invitò nel suo circo. Un gesto semplice, plateale, potentissimo: “Vieni da me, qui sei al sicuro”. Un gesto di solidarietà che oggi, rivisto attraverso gli occhi di Valeria Marini, assume una risonanza ancora più forte. Perché Valeria, con la sua carriera fatta di luci, gossip, resilienza e una capacità unica di restare sempre sé stessa, porta in quel ruolo non solo trucco e costume, ma un’anima affine.
“Felice di interpretare Moira Orfei”, ha detto lei stessa in un’intervista rilasciata proprio in questi giorni, mentre la serie conquista il pubblico italiano e internazionale. E si capisce: c’è una linea invisibile che collega le due donne. Entrambe regine di un mondo che brilla ma sa essere crudele. Moira, nata Miranda, partita da Codroipo per conquistare il mondo con il trapezio e il carisma; Valeria, showgirl che ha attraversato mode, talk show, copertine, senza mai perdere quel mix di glamour e autenticità. Entrambe hanno conosciuto il peso del riflettore: adorazione e ferocia insieme.
Nel cameo – breve ma indimenticabile – Valeria non si limita a “fare” Moira. La incarna. Il portamento regale, lo sguardo che dice “io sono il circo”, la voce calda che invita Tortora a salire sul ring. È un momento di pura emozione: il circo come rifugio, come ultimo baluardo di umanità in un’Italia che si sta mangiando viva uno dei suoi figli più amati. E quando la telecamera si sofferma su di lei, sul suo sorriso che illumina il buio, capisci che Bellocchio ha scelto bene. Non serviva un’attrice “da circo”: serviva una star. E Valeria Marini lo è, da sempre.
Oggi, mentre scorrono gli episodi su HBO Max, il pubblico riscopre non solo la vicenda Tortora – con un cast stellare che include Lino Musella, Barbora Bobulova, Tommaso Ragno nei panni di Pannella – ma anche un’Italia che sembra ieri e oggi insieme. La macchina del fango, come ha detto Valeria alla première, “è incontrollabile”. E forse proprio per questo un cameo come il suo diventa simbolo: di resistenza, di bellezza che resiste al fango, di un’eleganza che non si piega.
Valeria Marini, in sella a quell’elefante immaginario, non interpreta solo Moira Orfei. Ricorda a tutti che le vere dive non svaniscono: cambiano luce, ma continuano a splendere. E in Portobello, sotto la regia di un maestro come Bellocchio, brilla più forte che mai.